Frase che avrò detto almeno 10.000 volte nella mia vita. Sempre per giustificarmi. Fino ad adesso.
È quella frase comoda che suona come: “non me ne frega un cazzo se ti ho fatto male, o mi accetti così o arrangiati”. E già qui c’è una linea sottile grossa come una casa. Quindi andiamo con ordine.
Primo passo: hai trattato quella persona o situazione come avresti voluto essere trattato/a tu? Se a parti invertite fosse successo a te, ti sarebbe andata bene?
Questa è la linea sottile che separa il “sono fatto così” come alibi dal volersi bene davvero. Perché una cosa è accettarsi, un’altra è essere irresponsabili e scaricare sugli altri.
Secondo passo: rendiamoci conto di una cosa: “eh, ma sono fatto così” è una deresponsabilizzazione fotonica. Serve a non fermarsi un attimo e dirsi: “ok, qui ho fatto una cazzata” oppure “forse potevo dire o fare diversamente”. Fine. Senza frustate e senza teatrini.
E no, non sto parlando dello scherzo o dell’ironia. Altrimenti che due coglioni sarebbe la vita senza ridere. Qui si parla di quando ferisci e ti nascondi dietro una frase fatta.
La responsabilità non è la colpa. La colpa schiaccia, la responsabilità apre. Ma guarda caso è molto più facile dare la colpa a qualcuno che guardarsi allo specchio. Intanto chi ti sta intorno si prende gli schizzi. E questo, diciamolo, è uno schifo.
Tutto questo non vuol dire caricarsi addosso i pesi degli altri per il quieto vivere o per fare i buoni.
NOTA: quando trattiamo male gli altri è perché per primi trattiamo male noi stessi.
Il nostro comportamento dice più di noi che degli altri.
Il comportamento altrui dice più di lui che di noi.
È proprio il contrario: significa riconoscere che dentro ci sono ferite, che abbiamo costruito muri per proteggerci e che parole, pensieri e azioni passano da lì. Se non li guardi, agisci in automatico. E l’automatico spesso fa danni.
NOTA: La chiave per risolverci non è guardare il sintomo, ma la causa.
Quando inizi a sapere dove sono i tuoi muri e ti alleni all’empatia, hai già tutto quello che serve per allinearti ai tuoi valori. Non per essere buono, ma per essere pulito. Vero. Presente.
I muri, sia chiaro, ci hanno fatto sopravvivere. Vanno ringraziati. Ma a un certo punto non servono più a difenderti, servono solo a isolarti.
Vedrai tre fasi:
- il momento dell’accettazione
- poi della gratitudine
- e quello finale che sarà una trasmutazione, da dolore ad amore e qui ci sarà il dissolvimento.
Sembra più difficile di quello che è. Anzi, è più doloroso di quanto pensi, che è diverso.
Perché sono zone che conosci bene e mollare quello che conosci fa paura. Ma quando inizi a sentire quanto peso ti togli di dosso, non torni più indietro.
Oggi, se dico “eh, ma sono fatta così”, lo dico per riconoscere luci e ombre che mi appartengono. Non per giustificarmi. Non per scaricare sugli altri. Ma per stare dalla mia parte, senza fare danni in giro.
Non sei fatto/a così. Stai scegliendo di restare così.