Capita. Capita più volte di quanto non si vorrebbe.
La famosa giornata no che parte col piede sbagliato e che, vuoi o non vuoi, alimentiamo… Non succede niente per una giornata no, introversa, con le palle in terra, perché tutto fa bene e tutto fa parte del processo.
Ma sì, siamo noi a creare la nostra realtà. Escludendo fatti esterni pesanti, siamo noi a scegliere come affrontare un momento no e che pensieri avere.
Potrebbero proclamarmi campionessa indiscussa di “aspetta che penso all’esterno, alle cose che non succedono, a cosa vorrei ma non c’è ancora, così sto male tutto il giorno” da qui all’eternità.
Ma perché? E soprattutto, ne vale la pena?
Iniziamo con il risveglio: la testa va dove vuole andare, ai bisogni inconsci e cosci che vorrebbe avere.
NOTA: Come un pilota automatico dettato da bisogni, e non da stati di ricerca di benessere reale. Es: non può essere una persona che ti fa stare bene = tu non stai bene a prescindere ed è questo che bisognerebbe fare, andare alla ricerca del benessere reale = tu.
Purtroppo la testa è una bella gatta da pelare perché fa un po' come gli pare… (Io campionessa anche in rime)
NO. Fermati. Non puoi dare il potere al tuo inconscio e ai tuoi pensieri.
Ma quando vengono, quando ti svegli pensando all’esterno, a quello che vorresti (lavoro, persone, situazioni, …), come si fa a girare la medaglia? O a stare dentro di sé per potersi concentrare e vivere al meglio la giornata?
Semplice: dire NO. Far smettere di frignare il proprio inconscio, il proprio bambino interiore, i bisogni, si può fare. E si fa per priorità.
Prima si ascolta, lo si capisce e poi si dice "Ti ho capito, sono qui, non ti preoccupare ma ora no.".
La tua priorità qual è? Sei tu o quello che vorresti (che non dipende totalmente da te)?
La linea sottile separa ciò che è sano da quello che non lo è:
SANO: obiettivi per migliorare e crendere ricca la propria vita come lavoro, studio, hobby, crescita. Controllabili solo da te.
NON SANO: obiettivi esterni dove non hai il controllo, come desiderare una relazione (se l’altro non c’è e non hai interazione è difficile che ci sia)
Esempi:
1. Relazioni
- Sano: desiderare una relazione perché vuoi condividere ciò che sei, restando centrato/a su di te e sulla tua crescita
- Non sano: desiderare una relazione per sentirti completa o per colmare un vuoto
2. Lavoro
- Sano: voler un nuovo lavoro per migliorarti, crescere e creare più libertà nella tua vita
- Non sano: voler un nuovo lavoro solo per fuggire da quello attuale o per dimostrare qualcosa agli altri
3. Obiettivi personali
- Sano: porsi obiettivi concreti e realistici che puoi costruire con costanza e disciplina
- Non sano: inseguire obiettivi basati sul confronto o sul bisogno di approvazione esterna
4. Crescita personale
- Sano: lavorare su di te per conoscerti, accettarti, migliorarti e stare bene dentro
- Non sano: lavorare su di te solo per “correggerti” o diventare ciò che pensi gli altri vogliano
5. Cura di sé
- Sano: prenderti tempo per te, rigenerarti, dire no quando serve, senza sensi di colpa
- Non sano: trascurarti per paura di sembrare egoista o per compiacere gli altri
La differenza non è cosa vuoi, ma da dove lo vuoi.
Se nasce dalla paura, ti svuota, ti blocca, ti opprime.
Se nasce dall’amore per te, ti espande, ti dà energia, ti rinforza.
Con questo non voglio dire di non poter applicarsi per raggiungere dei desideri che al momento portano a non essere sani, ma
NOTA: Più forzi e più ti vengono le emorroidi.
bisogna essere capaci di mettere un limite, soprattutto nella sofferenza.
“Non si fa sentire?” Ok, magari merito di meglio.
“Non mi hanno richiamata per quel lavoro” Probabile che non era il posto giusto per me.
“Gli altri ce la fanno e io no” Non lo so e non è vero, ognuno ha i propri tempi, io ho i miei.
“Non mi capiscono” Forse non sto comunicando nel modo giusto o con le persone giuste.
“Ho sbagliato tutto” Ok, ho sbagliato. Non è morto nessuno. Cosa posso imparare e fare meglio la prossima volta?
“Non sto facendo abbastanza” Posso fare di più ma anche riposare è importante e me lo godo.
Facendo un excursus su tutto ciò, bisogna tenere in mente un principio: non lo sai.
Non lo sai se succederà, se non succederà. Se quella cosa andrà come immagini o no.
Se sono pensieri dove vorresti cambiare il passato, beh, non si può fare dunque mettersela via con accettazione e gratitudine è l’unica soluzione.
Questo “non lo so” è molto risolutivo, liberatorio: ti dà in un istante l’apertura mentale, ti alleggerisce e fa entrare fiducia sulle cose che possono accadere, e riesci a darti una bella energia. E ti metti in azione per creare la tua vita dal lato sano. Non che ti metti a scrivere 20 messaggi per avere quella relazione. Mamma che tossico.
Ma dopo un po' torni a quei pensieri, ed ogni volta dovresti ripetertelo: Non lo so!
È una frase di reset. Quella che ti riporta qui, nel presente e lasci aperte le possibilità mentre ti concentri su di te.
NOTA: Cosa cambia da pensare bene a pensare male? TUTTO.
Non serve sapere tutto per stare bene. Serve scegliere cosa pensare, dove indirizzare i pensieri e le energie.
E come sempre: non ne vale la pena per niente e nessuno stare male. Forse nemmeno per te.
Puoi restare nello scazzo. Oppure puoi tornare a te. Le due cose non convivono.
Se senti che è più forte di te, guardati! Cos'è, uno scazzo è più forte di te?? Non penso proprio.
Ti abbatte, si. Ma tu hai sotto tutta la forza per non farti mettere sotto.
Perché lo scazzo non è il problema. Il problema è restarci dentro tutto il giorno. A un certo punto non è più uno stato: è una scelta.
Guardati, scrolla le spalle e vai avanti a manetta!