Io passo le giornate tra questi tre stati. Dipende dall’argomento.
Ognuno di questi ha tre vibrazioni diverse, le riesci a sentire anche tu.
- Speranza: vibrazione bassa, con quel non so ché di luce in fondo al tunnel ma che tu non puoi o non stai facendo niente per andarci, e aspetti che qualcosa succeda. È un’attesa fiduciosa ma non convinta, tende verso un'aspettativa bassa, passiva ed emotiva.
- Fiducia: vibrazione alta, ti apre il cuore e la mente. Ti fa vedere e credere che è possibile. È una convinzione, una disposizione positiva verso qualcuno o qualcosa, basata su una stima incondizionata che succeda. È un sentimento stabile come vibrazione, attivo e confidenziale.
- Certezza: vibrazione altissima, crea uno stato di sicurezza e che niente può crollare o fermarti perché lo sai che è/sarà così. È una convinzione ferma, senza dubbi. Uno stato mentale e cognitivo perché ci sei dentro e ne sei convito mentalmente.
Eppure tra il sapere e il credere, tra la mente e il cuore, spesso scivoliamo indietro.
Ma allora perché non riusciamo a stare almeno almeno nello stato di fiducia (il secondo)?
Sono le aspettative? O la bassa valutazione di noi (autostima)? O le credenze limitanti? ← Tutti pesi morti, pieni di paura e negatività.
Qualsiasi sia quell’ancora che ti tiene al fondo può importare, perché tutto si risolve dalla causa e non dal sintomo.
- Allora facciamo un passo verso questa domanda: perché non abbiamo fiducia (verso una certa situazione)?
Risposta ovvia, ma non troppo: perché non ci fidiamo [di noi, degli altri, dell’Universo (e si, esiste)].
E come ogni cosa deve partire da noi, cioè il problema di base è che noi non abbiamo fiducia in noi, che non siamo certi di noi, o non crediamo in noi.
Eccola la patata bollente. Chi la tiene in mano?
Io. La tengo in mano io perché è una responsabilità che dobbiamo prenderci. Si, io tengo in mano la mia e la tua la tieni in mano tu.
- Assodata la patata, ora cerchiamo di capire il perché: infanzia, genitori, fatti della vita, …
Non per puntare il dito o restare nel passato, ma per capire dove il filo si è spezzato. Qualsiasi sia questa fiducia inesistente o demolita, dobbiamo per onore a noi e della vita che abbiamo guardare il nostro bicchiere mezzo pieno (e con l’aria ci faremo altro): perché mandare in vacca la nostra vita per qualcosa che non possiamo né cambiare né controllare?
Noi siamo qui ORA. E ORA abbiamo la possibilità di cambiare tutto quello che ci fa stare male o che non vogliamo più compatire dentro di noi.
Farci annegare, sprofondare, morire da aspettative, svalutazione di noi, credenze limitanti fa schifo. Te lo dico perché anch’io ci sono dentro ma ogni giorno provo a non farmi condizionare. Ogni tanto arriva il click e ogni tanto sto giù, senza neanche capire bene il perché.
NOTA: non bisogna guardare la vita troppo da vicino
Capire da dove deriva aiuta tanto: se lo sai riesci a fare il processo di consapevolezza, accettazione, gratitudine e rilascio/trasmutazione. Ci fai i conti in poche parole, con l’accettazione di ciò che lo ha provocato.
- Ma per chi non è ancora affrontato questo processo, che a vedere è veramente semplice ma non facile da fare, ad un certo punto bisogna dire Sticazzi: non per deresposabilizzare il lavoro che bisogna affrontare per togliersi dalle palle tutto ciò che non ci appartiene e che ci fa stare male, ma quando sei al limite bisogna dirlo perché questo ti riporta con i piedi per terra e avere fiducia. È un atto di realtà, non di fuga.
Lasciare la corda. Lasciare i pensieri, il dolore, il senso di inadeguatezza, le ossessioni, la disperazione.
E guardarsi dentro e/o allo specchio e vedere quanto invece siamo.
La vita è una cosa meravigliosa. Vivere nella paura è come non vivere affatto.
Tenere a mente che per ogni cosa i passaggi sono
Speranza > Fiduca > Certezza
ti da un senso di visione, sollievo e di apertura.
Dunque non sentirti fuori posto, scazzato, inutile. Focalizza questi 3 concetti, tienili a mente e se sei a terra... Sticazzi! e vai avanti.