Potrei essere laureata con 4 o 5 master in tutto il mondo di incostanza. Sempre, fin da piccola sono stata così. Un po' per adattabilità delle situazioni in cui i miei genitori mi facevano scegliere, ma poi ce l’ho avuta in generale. Progetti conclusi? Pochi. Mi dispiace? Si, ma non me ne faccio una colpa.
L'incostanza, cioè la difficoltà a mantenere comportamenti stabili nel tempo, può dipendere da noia, scarsa motivazione, mancanza di strumenti organizzativi, ADHD, stress, cambiamenti esterni, ecc.
Io l’attribuisco principalmente ad un’instabilità emotiva: se non sei convinto, molli.
Qui il discorso, secondo me, è da dividere in 2 filoni: stimolo interno ed esterno.
Stimolo interno
La convinzione nasce da un’energia che parte da dentro: se fai qualcosa che non hai voglia, ma da dove cazzo la tiri fuori sta voglia di fare??
Dunque un punto fisso è (e qui si esclude il discorso lavoro): per creare abitudini sane bisogna che siano scaturite da un vero desidero interno che genera energia in linea con te, bella e pulita.
Ricordandoci che ogni cosa è una medaglia, ti faccio l’esempio di andare in palestra ad allenarsi: hai quella foga di imparare a fare nuove sequenze, migliorare e via che la vaga (= ecc) ma hai degli sbattoni da fare prima di arrivarci: viaggio, riscaldamento, allenamento, rincoglionimento prima di riuscire a fare qualcosa di decente, ripetizione infinita dell’esercizio, …
Allora: il fuoco nasce da dentro che, senza che ne capisci il perché, ti fa venire voglia di arrivare all’obiettivo.
NOTA: Ma prima c’è tutto il processo CHE DEVI AMARE ANCORA DI PIÙ DELL’OBIETTIVO STESSO.
Se non è abbastanza forte, molli. Se è acceso ma non ne hai voglia, allora non è importante perché non lo fai. Se è acceso ma una volta salti, fa niente, sei umano. Se è acceso e non vorresti fare altro allora è il tuo.
L’incostanza è una “brutta bestia”...
NOTA: niente nel nostro mondo è buono o cattivo, è come lo ascoltiamo, interpretiamo e accettiamo che fa la differenza
...ma che ti può dire tanto: probabilmente non fa per te quella cosa, persona o obiettivo.
MA non deve essere presa come una scusa per buttare in vacca il tuo tempo e la tua vita.
Non ti piace più? Cambia, ma fai qualcos’altro. Impara un nuovo strumento, fai delle foto, scrivi una poesia, crea una cassetta della posta, basta che non ti accasci e muori.
Sicuramente hai mooolti interessi oltre che il tuo lavoro, fare da mangiare e pulire casa… Vero??!?
Scrivili, fatti una lista e vedi da quale partire: approfondisci, studia, inizia, fai il primo passo. Hai tutti gli strumenti possibili per esprimere i tuoi doni. Dai!!! Vai, fallo, muovitiiiii!
Stimolo esterno
La mia personale instabilità emotiva proviene soprattutto dall’esterno: quando c’è un pensiero che mi attrae, positivo o negativo, che sia desiderato o reale, non vivo più. Abbandono ogni qualsiasi amor proprio e mi dissolvo come bicarbonato in un bicchiere di acqua calda… Una tristezza. Mi annullo per qualcosa che non ho il controllo!
E qui intervenire è difficilissimo: i pensieri sono rivolti esclusivamente a quella cosa, evento, persona. Interrompere il pensiero che va all’esterno credo che sia una delle cose più difficoltose da riuscire a fare, ma se pò fà! Vedemolo…
DISTRAITI
Ecco come si fa. Seguimi per altri consigli di vita!
No dai aspetta, spiego meglio.
Anche se ci si distrae, io so bene che il pensiero rimane costante sul desiderio esterno.
Questo pensiero che va all’esterno è un pensiero di paura, cioè che quello che desideriamo non ce lo abbiamo ancora e abbiamo paura che non lo raggiungeremo mai. Partendo da questo concetto basilare possiamo applicare varie tecniche per tornare in noi e non buttare giornate nel cesso.
Quando la mente prende il volo e si attacca come una cozza a qualcosa che non puoi controllare, ecco cosa funziona davvero:
1. Parla alla tua paura: accoglila, non scacciarla
La paura è una parte piccola di te che ha bisogno di essere vista, non zittita. Dile qualcosa tipo: “Lo so che hai paura. È ok. Sono qui. Tranquilla.” Non c’è bisogno di convincerla. Solo di non farla sentire incompresa e sola. Quando l’ascolti già si calma.
2. Riconosci la paura e ricordati: “Non lo so”
Questa frase è potentissima perché taglia il film mentale nel punto esatto in cui stava diventando una telenovela spagnola. Metti una resa (positiva) su un ignoto che realmente non sai come andrà e ti fidi del processo.
3. Fai qualcosa di completamente nuovo
È un’attività che ti costringe a essere presente perché non sai ancora farla. Che sia montare una mensola, studiare due parole di una lingua a caso, cucinare una ricetta assurda, creare una playlist di musica tailandese (anche se non ti piace), aprire un tutorial di qualcosa mai considerato prima…
Richiede attenzione e l’attenzione rompe il loop. E fai qualcosa che hai sempre voluto fare (tipo la playlist di musica tailandese).
4. E quando non ce la fai più… lo accogli e poi lo mandi a fanculo
Letteralmente. Perché sì, la paura va accolta… ma non va lasciata guidare l’auto, fare benzina, scegliere la musica e pure decidere dove andare.
Dopo un po’ puoi dirle: “Ok, ti ho ascoltata, ti ho capita… e adesso basta. Fuori dai coglioni per un po’.” È autoironia, è auto-protezione, è auto-limite sano.
NOTA: Ricordarti che non sei i tuoi pensieri e che non sei schiavo/a dei tuoi pensieri.
La paura c’è (e anche troppo) ma sei tu che decidi se farla entrare in casa (mente) o mandarla in veranda a raffreddarsi o magari a fare un giro lungo fino in Tailandia (con la tua playlist). Chissà, potrebbe trovarsi bene là.
Ed è così che l’incostanza comincia a sciogliersi. Non perché diventi disciplinata come un marine, ma perché torni a scegliere tu, cosa ti piace, chi sei e non le tue proiezioni, non le tue paure, non il futuro immaginato, non ciò che è fuori.
L’incostanza è solo una parte che fa parte di te e che ti chiede due cose semplici: direzione e presenza.
Se ti porta via da te, riportati a casa. Se ti apre possibilità nuove, seguila.