Eh… Il dolore è quella sensazione di malessere che non ti abbandona mai, vero? Ti fa sentire depresso, a volte lo senti anche a livello fisico…
Quanta sofferenza… INUTILE. Te lo dico chiaro e tondo: la sofferenza è inutile! Non te ne deve fregare un cazzo di lei. Sai perché? Perché NON NE VALE LA PENSA PER NESSUNO. NEMMENO PER TE.
Che cavolo stai li a piangerti addosso, mangiare, bere, drogarti, spaccarti a dismisura? PER COSA?
Guarda che io ci sono passata prima di te (te lo ricordo perché sembra che sono la bacchettona dall'alto dei cieli senza empatia) e ci passo ancora da questi stati. Perché ci sono ferite e schemi che si perpetuano, finché non si affrontano.
E come si fa ad affrontare il dolore?
Parto col dire che, e qui cito Desperate Housewife: LA VITA È BRUTALMENTE SEMPLICE.
Ed è semplice, in sé per sé, anche affrontare le sfide più dure. È l’atteggiamento e l’intento che contano. Quelli veri, no quelli da mollo alla prima caduta. Di botte ne avrai, tante. Ma se si sa incassare, perché sai che fa parte del processo, è un passo dopo un altro per la liberazione e la pace dentro di sé. (Ti abbraccio virtualmente perché so quanto è dura).
Il primo passo è ESSERE BRUTALMENTE ONESTI: senza l’onestà intellettuale non andrai da nessuna parte. Ricorda che non devi rendere conto, né giustificarti con nessuno, dato che sei con te stesso.
Eviscera, guardati, prendi tutti i tuoi lati, butta fuori tutto senza paura.
NOTA: mi raccomando non farti guidare dalla paura, mai, in nessun contesto.
Sei tu, nudo/a, davanti a te che vuoi una volta per tutte capire, guardare la pagina e voltarla. Per scriverne una nuova.
Ricordati che quando volterai la pagina, fa parte di te anche quel foglio, ed è uno dei più preziosi. Ti hanno fatto essere ciò che sei ora, sei sopravvissuto/a finora grazie a quel foglio. Ora è il momento di scrivere i tuoi, da solo/a, con autenticità e più amore per te.
Se guardi il dolore, lo osservi da spettatore, cosa noti? Che probabilmente è ancora troppo attivo, che forse è stato ingigantito magari anche dalla tua sensibilità, che è li da troppo tempo, che ormai si è incancrenito e non molla la presa, …
E se lo guardassi come se fosse di qualcun altro/a, tipo di un tuo conoscente, cosa gli diresti per aiutarlo a liberarsene?
Ecco una tecnica di come si affronta il dolore: guardarlo dall’esterno, senza giudizio, con amore e comprensione come ce lo avesse un amico. Empatizzi con il dolore stesso.
Fagli delle domande, vedrai che ti risponde: questo lato spirituale è da tenere molto in considerazione quando si fa introspezione. Fidati che ti dirà di più di quello che pensi, non dare per scontato ciò che ha da dirti. Tu fagli domande finché non arrivi a capirlo.
Una volta capito lascia che il tempo scorra… Ognuno ha i suoi tempi. Dopo un po' di giorni o quando te la senti, torna a guardarlo. Come sta?
E tu, come stai a guardarlo?
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Il punto non è eliminare il dolore. È smettere di farsi dominare da lui, smettere di avere un pilota automatico che non siamo noi.
Affrontare il dolore non significa combatterlo, né scacciarlo, né fare finta che non esista. Significa guardarlo negli occhi e dirgli: ok, ho capito cosa vuoi dirmi. Ora basta.
Quando lo osservi senza identificarci, senza giudizio e senza paura, il dolore perde potere. Non sparisce per magia, ma smette di guidarti la vita.
E lì succede una cosa strana: sei ancora ferito/a, ma non sei più prigioniero/a.
Questo è affrontare il dolore. Non negarlo. Non usarlo come alibi. Non trasformarlo in identità.
Usarlo come passaggio.
Perché il dolore non è il punto di arrivo. È il varco.
E una volta attraversato, non sei più quello/a di prima. Sei uno/a che ha smesso di scappare.