Art. 1 | Credere in qualcosa di meglio

Questo è il mio primo articolo.

Credo fermamente che tutti possiamo stare bene. Ma siamo così fagocitati dalla quotidianità, dal dover apparire, dall’essere efficienti, dal sistemare la casa perché altrimenti guai, dall’avere cose, dall’essere qualcuno che ci perdiamo. E quando ci perdiamo stiamo male. Il punto è che spesso non riusciamo nemmeno a capire cosa ci fa stare male perché non ci ascoltiamo. O non vogliamo farlo.

E quindi chi siamo davvero?

Siamo la parte che mostriamo agli altri mentre nel privato siamo tutt’altro? O siamo proprio quel tutt’altro?

Se la ragione sta a metà, è li.

Da una parte c’è quella metà dove ci destreggiamo a sentirci unici e speciali (lo siamo) ma con un ego che si gonfia a dismisura. Vogliamo stare su un piedistallo non perché lo meritiamo davvero ma perché abbiamo bisogno di sentirci visti.

Dall’altra parte c’è l’altra metà. Quella dove ci siamo solo noi. I pensieri, le paure, la bellezza nascosta che non facciamo vedere a nessuno perché “chissà cosa direbbero”.

NOTA: sul piedistallo ti ci mettono gli altri. Non tu.

Torniamo al punto. Stare bene.

Si può stare bene? Sì.

Sempre? Dipende.

Io parlerò dal punto di vista umano/sentimentale/emotivo/spirituale. Di quello che è successo a me.

Personalmente, ora come ora, sono su un’onda costante. Prima giù, poi su, e di nuovo giù.. Non sono ancora stabile, e penso che una stabilità ci sarà.

Illusa? Non credo.

Qui è questione di progresso: chi si mette in gioco, -no aspetta-, chi ha il coraggio vero e crudo di fare un lavoro per una propria evoluzione personale, detto anche farsi-un-culo-quadrato-per-guardare-e-scardinare-dolore-e-sofferenze, ha visto che ad ogni passo c’è un benessere, e non ne puoi più fare a meno.

È come una droga, al contrario. Stai male, lavori e poi stai meglio, poi l’effetto passa e ne vuoi ancora. E allora continui a lavorare su di te.

Sai che puoi smettere quando vuoi. Perché fa male lavorare su di se. Tanto male. Ma la ricompensa è impagabile per smettere.

La scelta7responsabilità tua. Dipende da te.

E si, credo in qualcosa di meglio della situazione attuale.

Per tutti.

Anche per te.

Ho una domanda per te: chi vuoi essere? Un automa guidato dalle paure o qualcuno che vive?

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