Art. 9 | “Eh, ma sono fatto/a così”

Frase che avrò detto almeno 10.000 volte nella mia vita. Sempre per giustificarmi. Fino ad adesso.

È quella frase comoda che suona come: “non me ne frega un cazzo se ti ho fatto male, o mi accetti così o arrangiati”. E già qui c’è una linea sottile grossa come una casa. Quindi andiamo con ordine.

Primo passo: hai trattato quella persona o situazione come avresti voluto essere trattato/a tu? Se a parti invertite fosse successo a te, ti sarebbe andata bene?

Questa è la linea sottile che separa il “sono fatto così” come alibi dal volersi bene davvero. Perché una cosa è accettarsi, un’altra è essere irresponsabili e scaricare sugli altri.

Secondo passo: rendiamoci conto di una cosa: “eh, ma sono fatto così” è una deresponsabilizzazione fotonica. Serve a non fermarsi un attimo e dirsi: “ok, qui ho fatto una cazzata” oppure “forse potevo dire o fare diversamente”. Fine. Senza frustate e senza teatrini.

E no, non sto parlando dello scherzo o dell’ironia. Altrimenti che due coglioni sarebbe la vita senza ridere. Qui si parla di quando ferisci e ti nascondi dietro una frase fatta.

La responsabilità non è la colpa. La colpa schiaccia, la responsabilità apre. Ma guarda caso è molto più facile dare la colpa a qualcuno che guardarsi allo specchio. Intanto chi ti sta intorno si prende gli schizzi. E questo, diciamolo, è uno schifo.

Tutto questo non vuol dire caricarsi addosso i pesi degli altri per il quieto vivere o per fare i buoni.

NOTA: quando trattiamo male gli altri è perché per primi trattiamo male noi stessi.
Il nostro comportamento dice più di noi che degli altri.
Il comportamento altrui dice più di lui che di noi.

È proprio il contrario: significa riconoscere che dentro ci sono ferite, che abbiamo costruito muri per proteggerci e che parole, pensieri e azioni passano da lì. Se non li guardi, agisci in automatico. E l’automatico spesso fa danni.

NOTA: La chiave per risolverci non è guardare il sintomo, ma la causa.

Quando inizi a sapere dove sono i tuoi muri e ti alleni all’empatia, hai già tutto quello che serve per allinearti ai tuoi valori. Non per essere buono, ma per essere pulito. Vero. Presente.

I muri, sia chiaro, ci hanno fatto sopravvivere. Vanno ringraziati. Ma a un certo punto non servono più a difenderti, servono solo a isolarti.

Vedrai tre fasi:

  1. il momento dell’accettazione
  2. poi della gratitudine
  3. e quello finale che sarà una trasmutazione, da dolore ad amore e qui ci sarà il dissolvimento.

Sembra più difficile di quello che è. Anzi, è più doloroso di quanto pensi, che è diverso.

Perché sono zone che conosci bene e mollare quello che conosci fa paura. Ma quando inizi a sentire quanto peso ti togli di dosso, non torni più indietro.

Oggi, se dico “eh, ma sono fatta così”, lo dico per riconoscere luci e ombre che mi appartengono. Non per giustificarmi. Non per scaricare sugli altri. Ma per stare dalla mia parte, senza fare danni in giro.

Non sei fatto/a così. Stai scegliendo di restare così.

 

© 2025-2026, All Rights Reserved

Cookies user preferences
We use cookies to ensure you to get the best experience on our website. If you decline the use of cookies, this website may not function as expected.
Accetto
Declino
Analytics
Tools used to analyze the data to measure the effectiveness of a website and to understand how it works.
Google Analytics
Accept
Decline
Advertisement
If you accept, the ads on the page will be adapted to your preferences.
Google Ad
Accept
Decline
Save