Se ti liberi dalle ferite, se smonti gli schemi, se smetti di reagire come hai imparato a fare, cosa resta?
Resta la tua essenza, cioè qualcosa che non hai costruito.
Non quella costruita per piacere, sopravvivere o adattarsi e nemmeno quella che ti è servita per adattarti, per cavartela, per essere accettato/a.
Prima di dovertela cavare da solo, essere forte, non disturbare, controllare, dimostrare, trattenere = lo stato da bambino.
Le ferite non ti definiscono.
Gli schemi non sei tu.
I comportamenti sono solo risposte automatiche a roba che è successa.
Quando li lasci andare, quando ti svuoti da loro, non diventi vuoto.
Diventi libero/a.
Libero/a di sentire, di scegliere senza la paura e di essere coerente senza spiegarti.
La tua essenza non ha bisogno di difese.
Non urla, non si giustifica, non corre, non ha paura.
È presente.
È quella parte di te che sa cosa è giusto senza pensarci troppo, sente quando è il momento di andare o restare, non ha bisogno di approvazione e non si tradisce per essere accettata.
Non è perfetta. È autentica.
E no, non la “trovi” scavando all’infinito.
La riconosci quando smetti di aggiungere strati che non ti appartengono sopra alle ferite, agli schemi, ai comportamenti.
Ogni volta che scegli con presenza invece che con paura, ogni volta che ti rispetti invece di adattarti, stai tornando a te.
Chi sei in verità non è qualcosa da costruire. È qualcosa da ricordare.
NOTA: La crescita personale, i percorsi psicologici sono fatti per togliere, non per aggiungere.
E quando torni lì, cambia tutto: le relazioni, le scelte, il modo in cui vivi.
Perché non stai più cercando di diventare qualcuno. Stai finalmente essendo.