A forza di viverci dentro, tutto diventa normale.
Ma “normale” non vuol dire sano.
Vuol dire solo conosciuto.
Molti di questi schemi non li hai scelti, li hai imparati.
Da piccolo/a osservi, assorbi, ti adatti.
Costruisci modi di essere per stare al sicuro, per essere accettato/a, per ricevere amore.
E quei modi, all’inizio, funzionavano.
Il problema è che poi cresci.
E quello che ti proteggeva… inizia a bloccarti.
Qui arriva la parte scomoda: dare la colpa ai genitori è facile.
E a volte è anche comprensibile perché sì, tanto (o tutto) nasce da lì.
Nelle dinamiche, nelle parole, nei silenzi, in quello che hai ricevuto e in quello che è mancato.
Ma restare lì, fermi in quel punto, non ti libera. Ti tiene legato/a.
A un certo punto, quando ti accorgi che certi schemi si ripetono hai due strade:
- Continuare a spiegarti tutto con il passato
oppure
- Iniziare a prenderti responsabilità del presente.
Responsabilità vuol dire riconoscere che oggi sei tu che puoi fare qualcosa.
Anche se non hai scelto da dove parti, puoi scegliere come continuare.
I blocchi non spariscono perché li capisci una volta.
Non basta dire: “ok, lo faccio perché da piccolo/a…”
Serve starci dentro in modo diverso:
- RICONOSCERLO: notare quando succede
- Fermarti prima della reazione automatica
- Scegliere, anche male, ma scegliere di non reagire più in base al solito schema
All’inizio è scomodo, ti sembra innaturale.
Perché stai rompendo qualcosa che per anni è stato il tuo “normale”.
La verità è questa: non sei sbagliato/a perché hai quei blocchi, ma non sei nemmeno obbligato/a a tenerteli e continuare a dare la colpa ai genitori e al passato.
Vuol dire niziare a vivere per come scegli di essere.
Puoi continuare a dire “sono fatto così”.
Oppure puoi iniziare a chiederti: “ok, e adesso?”
Perché il passato spiega, ma non decide.
E a un certo punto, nemmeno giustifica più di incolparlo e di vivere di merda.