Art. 42 | L’identità è una dipendenza emotiva

Pare ’na stronzata il titolo di questo articolo.

E invece no.

Quante volte ti sei parato/a dietro alla frase: “Sono fatto/a così.”

Ce la raccontiamo davanti agli altri, ma soprattutto ce la raccontiamo a noi. Ed è questa la parte più schifosa.

Perché non c’è balla più grande di quella che racconti prima a te stesso/a.

 

Facciamo ordine.

Da cosa nasce l’identità?

Negli articoli precedenti abbiamo messo insieme quattro elementi:

  1. Indole: la tua predisposizione naturale, quello che senti in modo spontaneo
  2. Carattere: il modo in cui hai imparato a stare nel mondo
  3. Schemi: le strategie automatiche che usi per proteggerti
  4. Comportamenti: le azioni ripetute che confermano tutto il resto

(2 + 3 + 4 = identità)

 

  1. L’indole è ciò che sei.
  2. Carattere, schemi e comportamenti sono ciò che hai costruito per adattarti.

 

Ok, andiamo avanti col concetto di dipendenza, almeno se capimo dalle basi.

 

Una dipendenza emotiva funziona così:

  • ti dà sicurezza
  • ti dà prevedibilità
  • ti evita il vuoto
  • ti evita la paura

Ora dimmi una cosa: l’identità non fa esattamente questo?

 

Quando reagisci sempre allo stesso modo non è perché “sei fatto/a così”, è perché il tuo sistema nervoso sceglie la strada che conosce e che lo fa stare al sicuro (perché la conosce).

 

E sappiamo una cosa molto importante: più ripeti uno schema, più diventa familiare = diventa te.

Più racconti una storia, più quella storia diventa realtà (guarda le comunicazioni globali, politiche, marketing, ecc). È così.

 

Succede anche dentro la tua testa.

E cosa pensi che accada quando inizi a ripeterti chi sei?

Diventa vero.

Più ti ripeti che sei così, più rafforzi quell’immagine di te e crei una vera e propria dipendenza affettiva.

E qui nasce la dipendenza emotiva.

È una dipendenza perché:

  1. Ti dà un senso di continuità: “so chi sono”
  2. Ti evita l’ansia dell’incertezza
  3. Ti protegge dal giudizio degli altri
  4. Ti impedisce di sentire il dolore originario che l’ha creata

 

Questo è il punto: sai che è tossica, c’è qualcosa che non torna, che vorresti cambiare, ma alla fine ti dici che va bene così, perché piuttosto che sputtanare tutto l’investimento fatto e rischiare che fuori ci sia peggio, alzi le spalle e sopporti.

Anche se stai di merda in questo rapporto tra te e te.

Mamma che incubo… (io ho passato entrambe, sia con me che in una relazione di 10 anni così).

 

Se l’identità è una dipendenza emotiva, allora ci si può disintossicare.

Ma per farlo devi essere disposto/a a perdere/lasciare andare qualcosa.

E non è poco.

To be continued…

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